Il Made in Italy e quell’idea di esportare il tuo prodotto

Il Made in Italy e quell’idea di esportare il tuo prodotto

Quante volte hai pensato di varcare i confini nazionali, ma non ti sei sentito pronto?

Se sei un imprenditore italiano qualche volta ti sarà frullata in testa quell’idea di allargare il tuo giro d’affari: sognando per un attimo, eccolo lì il tuo prodotto: dalla città alla provincia, poi alla regione, poi in tutta Italia, l’Europa e tutti gli altri continenti.

Eppure, la burocrazia, la difficoltà con la lingua straniera, la mancanza di tempo o i concorrenti ti hanno sempre fatto desistere. Ciononostante, potrebbe non essere così difficile. Ecco qualche spunto interessante.

container export

L’importanza di chiamarsi Italia

Il Bel Paese esercita sempre un grande fascino oltre i nostri confini. Si stima che il valore del brand Italia sia oggi quantificabile in circa 97 miliardi di dollari, con una crescita annua che si attesta costantemente intorno al +14%.

Sebbene nell’immaginario comune i settori del fashion, beauty, food & beverage siano i più dotati di appeal, altre industry sono comunque trainanti e riportano crescite importanti, come quello delle telecomunicazioni, che registra un +12%.

L’artigianalità, la cultura e lo stile sono ciò che spesso conquista gli stranieri: ciononostante, oltre alla più prevedibile tradizione, i brand che sanno essere innovativi riscuotono grande successo: per loro la crescita è del +17%.

Il Made In Italy resta dunque un valore inestimabile e per questo molto imitato. Non a caso, hai mai sentito parlare di Italian Sounding? Letteralmente “ciò che suona italiano”, è quella pratica che utilizza segni grafici, colori o riferimenti geografici che richiamino l’Italia. Si usa soprattutto nel settore agroalimentare.

Insomma, se ci copiano così tanto e se questa pratica ha addirittura un nome, un motivo ci sarà.

La digitalizzazione è un volano anche per l’export

Innegabilmente, chi ha intrapreso un percorso di digitalizzazione potrà usufruire di un vantaggio competitivo anche nel momento in cui deciderà di esportare il proprio prodotto: mediamente, l’Italia è ancora un mercato meno digitalizzato rispetto ad altri scenari esteri, dunque, i più inclini alla tecnologia riescono a emergere rispetto a competitor meno virtuosi da questo punto di vista.

Mostrarsi ai buyer con una presenza online e una strategia digitale definita è un fattore differenziante, non solo per una questione di “prima impressione”, ma anche perché la tecnologia è un facilitatore nella costruzione di nuove relazioni commerciali: chi si è dotato di strumenti che supportino la visibilità del proprio prodotto potrà più facilmente veicolarli e presentarli.

L’opportunità per chi opera in white label

Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto di eccellenze anche meno conosciute: è il caso di chi opera in “white label”, ossia fornendo materiali o prodotti a terzi che vi apporranno il proprio marchio.

In questo senso, verificati gli opportuni limiti legali, l’export rappresenta un nuovo canale per la diversificazione del proprio business, ma anche di affermazione del proprio brand, che all’estero potrebbe trovare nuove possibilità di espressione.

I pain point (finora)

L’idea di esportare il proprio prodotto, quindi, sembra proprio allettante. Ma cosa ti ha frenato finora?

  • Non hai mai il tempo necessario: certo, la responsabilità di un’azienda si traduce spesso in task non delegabili e questo toglie risorse da dedicare a un percorso strategico che varchi i confini nazionali.
  • Non sai se il tuo prodotto potrebbe essere interessante all’estero: magari non produci il Parmigiano Reggiano o il Prosecco di Valdobbiadene, e quindi pensi che il tuo prodotto non sia così appetibile agli occhi dei compratori esteri.
  • Non hai a disposizione i mezzi tecnologici richiesti: il tuo sito non è un e-commerce che preveda la possibilità di gestire non solo le spedizioni estere, ma anche la documentazione che la burocrazia richiede.
  • Non parli lingue straniere: il problema linguistico frena molti imprenditori. Per comunicare a livello internazionale è necessario parlare perlomeno un inglese fluente, ma altre lingue europee sarebbero comunque utili, come lo spagnolo o il portoghese.

 

E se ci fosse una soluzione?

Come si esporta?

A livello europeo, esistono già soluzioni che consentano di facilitare l’accesso all’internazionalizzazione per le PMI. Per esempio, l’UE ha stanziato dei fondi per finanziare questi progetti (per il comparto fieristico e non) nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Le camere di commercio, inoltre, sia a livello provinciale, sia collettivamente attraverso Unioncamere, mettono a disposizione una serie di documenti che assicurano la compliance per gli scambi doganali, i certificati di origine, le garanzie di conformità delle merci e, più in generale, tutta l’assistenza specifica per le aziende che desiderano esportare il proprio prodotto.